Chi
sono

Ogni fotografia astronomica è una macchina del tempo.
I fotoni che impressionano il sensore della mia fotocamera hanno spesso iniziato il loro viaggio milioni di anni fa. Fermarli in un'immagine significa osservare un passato remotissimo che continua ancora oggi a raccontarci la storia dell'Universo.
È questo pensiero che, fin da bambino, continua a spingermi verso il cielo.
La mia passione per l'astronomia nasce alle scuole elementari, quando un insegnante, durante una lezione di geografia astronomica, distribuì una semplice fotocopia con le costellazioni dei due emisferi. Quel foglio cambiò il mio modo di guardare le notti. Cominciai a cercare la Stella Polare, a riconoscere le costellazioni e a osservare il cielo con un piccolo cannocchiale giocattolo, immaginando mondi lontanissimi.
Qualche anno più tardi arrivò il mio primo telescopio, un Konus Newton da 114 mm, acquistato insieme ad alcuni amici e condiviso con entusiasmo. Nel frattempo divoravo libri di astronomia, tornando più volte in biblioteca per prendere in prestito sempre lo stesso volume, affascinato dalle fotografie del cielo profondo. Provai perfino a fotografare il cielo con una vecchia macchina analogica dei miei genitori... utilizzando il flash. Oggi quel ricordo mi fa sorridere, ma probabilmente è stato il mio primo vero tentativo di fare astrofotografia.
Durante l'adolescenza gli studi, gli amici e gli impegni lasciarono meno spazio all'astronomia, ma quella passione non si spense mai. Rimase lì, silenziosa, pronta a riaffiorare.
La svolta arrivò con la fotografia digitale. Dopo le prime esperienze con una compatta Pentax e alcune bridge Fuji, ricevetti in regalo dalla mia compagna una Canon EOS 350D, la mia prima reflex. Fu il primo passo verso un percorso che, qualche anno più tardi, sarebbe cambiato definitivamente con l'arrivo di un telescopio SkyWatcher Newton 200/1000.
Essendo informatico, programmatore e docente di programmazione e basi di dati, la tecnologia è sempre stata parte integrante del mio modo di vivere questa passione. Ho imparato presto a costruire, modificare e migliorare la mia strumentazione, realizzando i primi sistemi di controllo della montatura tramite computer e affrontando le inevitabili difficoltà delle prime sessioni di autoguida. Erano strumenti semplici, spesso improvvisati, ma sufficienti per regalarmi le prime immagini di cui essere davvero orgoglioso.
Oggi continuo a dedicare molte ore a ogni fotografia, dalla pianificazione della sessione fino all'elaborazione finale. Sono un perfezionista e cerco un equilibrio tra rigore scientifico ed emozione: l'elaborazione deve valorizzare ciò che il cielo ha realmente mostrato, mai inventare ciò che non esiste. Per questo motivo non accetto compromessi che alterino la natura del soggetto fotografato.
Osservare il cielo mi ricorda continuamente quanto siamo piccoli. Non tanto nello spazio, quanto nel tempo. Ogni immagine rappresenta un istante irripetibile dell'Universo e, allo stesso tempo, racchiude qualcosa di profondamente umano: il silenzio di quella notte, l'attesa, il freddo, gli imprevisti, gli stati d'animo e le emozioni vissute mentre quei fotoni, partiti milioni di anni fa, terminavano il loro viaggio sul sensore della mia fotocamera.
Le immagini dei grandi osservatori spaziali sono straordinarie e scientificamente insostituibili. Le fotografie di un astrofotografo raccontano invece anche un'altra storia: quella della persona che si trovava dietro al telescopio in quella notte.
Ed è proprio questa storia che spero possa arrivare a chi osserva le mie immagini.